Un ricordo di Claudio Abate (1943-2017)

Della grande ricerca artistica maturata tra gli anni Sessanta e Settanta in Italia oggi rimangono non solo alcune opere eccezionali, ma soprattutto le fotografie di testimoni d'eccezione che a partire da quel momento hanno accompagnato il lavoro di intere generazioni.

A Roma, l'occhio più attento e presente è stato senza dubbio quello di Claudio Abate, responsabile della memoria di capolavori che hanno segnato la svolta dell'arte contemporanea del secondo Novecento. Suo è lo scatto "ufficiale" di Cavalli, l'installazione di dodici cavalli vivi presentata da Jannis Kounellis nel 1969 presso l'Attico di Fabio Sargentini. Sue le immagini che documentano l'azione di Robert Smithson, che nel 1969 produce "Asphalt  rundown", una colata di asfalto in una cava di selce a Roma, oggi pietra miliare della Land Art internazionale. Solo Claudio Abate fu presente con la sua macchina fotografica all'aeroporto dell'Urbe quando Marisa Merz prese il volo in una performance che disegnò un triangolo nell'aria.
Una vita a fianco degli artisti, un obiettivo sempre pronto a cogliere l'anima delle opere e dei suoi creatoti, come quando immortala Pino Pascali rovesciato a testa in giù sotto la sua "Vedova blu" o seduto sul suo "Cannone".
Anche i giovani artisti di oggi volevano che fosse lui a documentare il loro lavoro. Le sue fotografie ci racconteranno per sempre oltre cinquant'anni di arte italiana.